Safari in swahili significa viaggio.
Viaggiare è una delle cose più straordinarie che possiamo fare nella breve parentesi di tempo che ci è concessa su questo pianeta. Abbiamo la fortuna di poter attraversare paesaggi, culture e vite diverse dalle nostre, di osservare il mondo in tutte le sue forme. Un’esplorazione continua dello spazio che ci circonda e di quello che portiamo dentro di noi.
Guardare dal finestrino di un aereo e vedere il mare lasciare spazio al deserto, osservare dall’alto una striscia di terra e chiedersi chi viva laggiù, cosa stia accadendo in quell’istante. Poi, man mano che si avvicina, tutto acquista dettagli e significato.
Il Kenya è un luogo che insegna a rallentare. Pole pole – piano piano, come si dice in swahili.
Certo, ci sono gli animali: leoni, elefanti, giraffe e tutta quella natura che fino a poco prima avevamo visto soltanto nei documentari. Ma ciò che resta va oltre gli avvistamenti. È il silenzio della savana al tramonto, la sensazione di essere ospiti in un mondo che esiste indipendentemente da noi. Sono gli orizzonti sconfinati che ci ricordano quanto siamo piccoli e, allo stesso tempo, quanto sia prezioso il nostro passaggio qui.
È l’attesa. La capacità di aspettare il momento giusto. Il senso della pura meraviglia.
Un safari nasce come ricerca della natura selvaggia, ma il vero viaggio è quello che questa natura compie dentro di noi.
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