Se, come noi, vuoi organizzare un viaggio in Kenya in autonomia, appoggiandoti a un tour operator locale, qui trovi alcuni consigli ed esperienze personali che possono aiutarti a prepararti al meglio.
In Kenya esiste un sistema sanitario pubblico, utilizzato principalmente dalla popolazione locale. È generalmente economico, ma spesso lontano dagli standard a cui siamo abituati: strutture affollate, risorse limitate e tempi di attesa lunghi.
Per i viaggiatori, la sanità privata è invece il punto di riferimento. Nelle principali città — come Nairobi e Mombasa — sono presenti cliniche e ospedali privati di buon livello, con personale che spesso parla inglese e standard più affidabili. Tuttavia, anche in questo caso, è importante sapere che quasi tutte le strutture richiedono il pagamento diretto delle prestazioni. Per questo motivo è fortemente consigliata un’assicurazione sanitaria prima della partenza.
Noi, ad esempio, abbiamo acquistato online una polizza di viaggio con Coverwise. Le coperture possono variare a seconda delle esigenze e includono generalmente:
La copertura per l’annullamento è spesso opzionale, ma può essere utile in caso di imprevisti prima della partenza.
Per quanto riguarda le vaccinazioni, non sono obbligatorie per entrare in Kenya, ma alcune sono fortemente consigliate, soprattutto se si prevede di visitare parchi o zone di safari:
Per la malaria non esiste un vaccino, ma una profilassi preventiva da effettuare tramite farmaci. Noi abbiamo scelto il Malarone: si inizia ad assumerlo due giorni prima della partenza, si continua per tutto il periodo di permanenza e fino a sette giorni dopo il rientro.
Fortemente consigliato è anche l’utilizzo di repellenti antizanzare ad alta concentrazione di DEET (noi abbiamo acquistato questo) e spry BIOKILL da applicare sui vestiti prima della partenza.
Per restare sempre connessi e evitare spiacevoli sorprese sui costi di roaming, è consigliabile acquistare una eSIM internazionale prima della partenza. Noi abbiamo acquistato quella di Holafly.
La si acquista e installa prima del viaggio e si attiva all’arrivo a destinazione. In questo modo puoi sfruttare i dati della connessione Internet Holafly anche per effettuare chiamate e messaggi tramite WhatsApp. La tua rete italiana sarà comunque attiva per effettuare chiamate in caso di emergenza (ricordati a questo proposito, di disattivare il roaming!) Costo: circa 30 € a persona per 8 giorni.
In Kenya, nella maggior parte dei negozi, hotel e strutture turistiche è possibile pagare comodamente con carta di credito. Tuttavia, se ci si sposta in aree più isolate o fuori dai circuiti turistici principali, è consigliabile avere con sé un po’ di contanti in scellini kenioti, prelevati direttamente da un ATM internazionale una volta arrivati.
Detto questo, anche nei villaggi Maasai è spesso possibile pagare in contanti con euro o dollari, che vengono generalmente accettati volentieri.
Avevamo inizialmente previsto di volare con Emirates, con scalo a Dubai. Tuttavia, a causa della situazione di instabilità nell’area del Golfo, ci siamo trovati nella condizione di dover rivedere i piani: l’alternativa sarebbe stata uno scalo di circa 12 ore, che abbiamo preferito evitare.
Il servizio clienti Emirates si è comunque dimostrato eccellente, procedendo al rimborso completo dei biglietti senza particolari complicazioni.
Abbiamo quindi riprenotato con Lufthansa, con scalo a Francoforte all’andata e a Bruxelles al ritorno (in quest’ultimo caso operato da Brussels Airlines). La tratta Venezia–Francoforte dura circa 2 ore, seguita da uno scalo di 2 ore e da un volo intercontinentale di circa 8 ore verso Nairobi.
Nel complesso, una soluzione comoda e ben organizzata.
In Kenya la lingua più utilizzata nei contesti turistici è l’inglese, eredità del periodo coloniale britannico. Questo rende gli spostamenti e la comunicazione molto semplici per i viaggiatori.
La lingua ufficiale insieme all’inglese è lo swahili, che funge da vera e propria lingua comune tra le diverse etnie del paese. Il Kenya, infatti, è composto da numerose tribù, ciascuna con la propria lingua e identità culturale: spesso queste lingue sono così diverse tra loro da non essere comprensibili reciprocamente. Proprio per questo lo swahili è diventato lo strumento di comunicazione condiviso tra le varie comunità.
Noi siamo abituati a progettare viaggi fai da te, gestiti in completa autonomia. Il Kenya, però, non funziona così. Soprattutto quando si parla di un viaggio safari, con molti spostamenti e centinaia di chilometri da percorrere.
In questo contesto è praticamente indispensabile avere un driver locale che ti accompagni ovunque, non solo per la logistica e la sicurezza, ma anche perché fa da vero e proprio tramite con la popolazione locale.
Cercando su internet abbiamo trovato il tour operator Spirit of Kenya. Si tratta di un operatore con headquarter in Portogallo e diverse sedi operative in vari paesi africani, che organizza viaggi e safari direttamente sul territorio.
Il contatto con cui abbiamo organizzato tutto, Victor, è stato da subito molto preciso e puntuale, fornendoci le indicazioni giuste per costruire un itinerario che toccasse tutti i punti di interesse che avevamo in mente, in particolare il Masai Mara, il Lago Nakuru e il Parco Amboseli.
Il Kenya si trova nel fuso orario UTC +2.
Questo significa che rispetto all’Italia c’è una differenza di +1 ora quando da noi è in vigore l’ora legale, e di +2 ore durante il periodo di ora solare.
In pratica, quando in Italia sono le 10:00 in estate, in Kenya sono le 11:00, mentre in inverno la differenza sale a due ore.
Il jet lag è quindi molto contenuto.
Il Kenya si trova a cavallo dell’equatore, quindi non ha le classiche quattro stagioni come le intendiamo in Europa. Le temperature sono abbastanza costanti durante l’anno, con variazioni più legate alle piogge che al caldo o al freddo.
Noi siamo stati tra maggio e giugno e abbiamo trovato un clima piacevole, mai eccessivamente caldo, soprattutto nei safari dove le prime ore del mattino e il tramonto risultano abbastanza freschi (avevamo sempre con noi una giacchina).
Il paese ha due principali stagioni delle piogge: la stagione delle grandi piogge, che va indicativamente da marzo a maggio, e la stagione delle piccole piogge, tra ottobre e novembre. In questi periodi le precipitazioni possono essere intense ma spesso concentrate in momenti specifici della giornata, lasciando comunque spazio a giornate intere di sole.
Il resto dell’anno è generalmente secco, con un clima ideale per i safari, soprattutto nei mesi tra giugno e ottobre, quando la vegetazione è meno fitta e gli animali sono più facili da avvistare.
Per entrare in Kenya è necessario ottenere un’ETA (Electronic Travel Authorization), che ha sostituito il vecchio visto turistico.
La richiesta si fa online prima della partenza, attraverso il sito ufficiale del governo keniota, compilando un modulo con i propri dati personali, le informazioni di viaggio e il passaporto. Una volta approvata, l’ETA viene inviata via email e va presentata al momento dell’ingresso nel Paese.
L’approvazione solitamente arriva in pochi giorni, ma è consigliabile farne richiesta con un po’ di anticipo rispetto alla data di partenza per evitare imprevisti.
Si tratta di una procedura abbastanza semplice e veloce, dal costo di € 30 a testa, ma obbligatoria per poter entrare nel Paese.
Nelle strutture ricettive e nei lodge viene generalmente proposto cibo internazionale, pensato per adattarsi ai gusti dei viaggiatori.
L’attenzione principale riguarda invece l’acqua e alcuni alimenti freschi. È fondamentale bere solo acqua imbottigliata e sigillata, anche solamente per lavarsi i denti. Allo stesso modo, è consigliabile non mangiare frutta e verdura crude che, nonostante siano proposte ovunque, non sempre vengono lavate o trattate con acqua sicura.
Noi siamo stati male per un giorno intero durante il viaggio, senza però riuscire a identificare con certezza la causa. Vi assicuro che durante un safari, quando passi l’intera giornata su una jeep in mezzo alla savana — senza alberi e con l’impossibilità di scendere dal veicolo — non è esattamente la situazione ideale per fare esperimenti gastronomici.
Il Kenya è un paese che si vive soprattutto in movimento, attraversando distanze lunghe e paesaggi che cambiano continuamente. Dalle città ai minuscoli villaggi fino ai grandi spazi aperti della savana, dove la natura e la fauna diventano assolute protagoniste.
Il paese sta crescendo rapidamente dal punto di vista economico e turistico, ma conserva ancora un’anima molto autentica e selvaggia.
Scopri con noi i parchi nazionali del Maasai Mara, del Lago Nakuru e di Amboseli.
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