La mattina ce la prendiamo con calma, forse fin troppa. Scendiamo al piano terra e ognuno entra nel proprio onsen — uomini e donne separati, come da tradizione — concedendoci qualche minuto di puro relax.
Una volta usciti, chi avvolto nell’accappatoio (io) e chi senza (Mattia), ci fermiamo nella zona d’ingresso per asciugarci i capelli. È proprio in quel momento che, prima da una parte e poi dall’altra, fa la sua comparsa la signora della reception: una sorta di topolino da biblioteca sulla sessantina, minuta e silenziosa. Con un inglese un po’ incerto e un sorriso timido, ci avvisa con un delicato “cloooodiiing”, indicando l’orologio, che l’onsen sta per chiudere per il turno di pulizia. Quello che ha visto, lo sa solo lei.
Facendo finta di niente, dopo esserci preparati consegniamo le chiavi alla reception e usciamo. Qualche ultimo sguardo ai templi e approfitto dell’occasione per chiedere a una famiglia che sta festeggiando se posso fotografare la loro bambina, vestita con un abito tradizionale.
Il giorno prima avevamo adocchiato un bel ristorantino alla fine del parco, un grill & steak locale che era completamente pieno, così avevamo prenotato per oggi a pranzo. All’ingresso ci fanno togliere le scarpe e ci accolgono in una bella sala in legno, frequentata quasi esclusivamente da gente del posto. Molte famiglie festeggiano con i propri bambini, l’atmosfera è tranquilla, curata e molto autentica. Il ristorante propone una cucina con influenze occidentali — in menu c’è persino la zuppa di cipolle — e noi ordiniamo un hamburger con lo yuba, la pelle del latte di soia che si forma durante l’ebollizione e che qui è considerata una vera specialità.
Nel primo pomeriggio ci incamminiamo verso la stazione e, mentre aspettiamo il treno, facciamo merenda da Meiji no Yakata cake shop, un bar grazioso, attaccato alla stazione, con ottimi dolcetti. Il treno, sempre diretto, ci riporta a Tokyo, alla stazione di Shinjuku, in circa due ore.
Per cena mangiamo da Chukumidosa, un ristorante dietro al nostro hotel che propone un unico piatto: polpo cotto su una grande piastra al centro del tavolo, condito con un sugo di pomodoro molto piccante. Con il fondo di cottura preparano poi del riso alla piastra, una sorta di paella tipica coreana.
In serata proviamo a girare Tokyo alla ricerca di un jazz club, ma scopriamo che, essendo la Giornata della Cultura, sono tutti chiusi.