✴️ = best choice!
Non so spiegarne il motivo, ma il Vietnam è sempre stato uno di quei paesi che prima o poi avrei voluto visitare. Forse per le sue risaie a perdita d’occhio o per le imbarcazioni che sfiorano le rocce nella baia di Ha Long, immagini che vedevo spesso nei documentari. Così, ho deciso di passare dal vederlo attraverso uno schermo all’ammirarlo e viverlo con i miei occhi.
Ci arriviamo con un volo diretto dall’aeroporto di Tokyo Narita. È la seconda parte del nostro viaggio in Asia e, sebbene entrambi i paesi appartengano allo stesso continente, la differenza culturale non potrebbe essere più evidente. Sono due estremi e, forse anche per questo, il primo giorno l’acclimatamento non è dei più semplici.
Per fare un esempio banale ma chiaro: in Giappone le strisce pedonali sono segnalate anche acusticamente, con suoni che simulano uccelli per indicare l’orientamento, e la segnaletica è pensata anche per i non vedenti. In Vietnam, invece, le strisce ci sono, ma non vengono minimamente prese in considerazione da chi guida. Dopo qualche ora di osservazione, abbiamo capito che qui esiste una sola regola non scritta: chi è più grande comanda. A farla da padrone sono bus e camion, dotati di clacson potenti quasi quanto una nave da crociera; seguono le auto e, infine, i motorini, numerosissimi e trattati quasi come biciclette. Non a caso quasi nessuno indossa il casco, e non è raro vedere intere famiglie — neonati compresi — stipate su un solo motorino. I pedoni? Come se non esistessero: se attraversi la strada, fatti il segno della croce e spera che ti schivino all’ultimo momento.
Lo stesso vale per il cibo. Il primo posto dove andiamo a mangiare, nel cuore del quartiere storico — il più turistico — di Hanoi, è composto da sgabelli bassi (quelli dei bambini, per capirci) e da un tavolino in mezzo alla strada, che probabilmente non vede una spugna da giorni. A fine serata, le padelle vengono lavate direttamente in strada, dentro grandi tinozze, sempre sotto gli occhi dei passanti.
Questo è stato il nostro primo vero impatto con il Vietnam.
Poi, vuoi per l’abitudine o perché abbiamo scoperto altre mille meraviglie, l’esperienza è migliorata, rivelando un paese caotico ma, allo stesso tempo, straordinariamente autentico e sorprendente.
Arrivati nel quartiere vecchio, abbiamo iniziato a perderci tra le vie più turistiche, come quella dedicata allo shopping — dove quasi tutti i negozi vendono articoli sportivi contraffatti di marchi come Patagonia, Arc’teryx e The North Face — e la famosa via della Bia Hoi, la birra tradizionale vietnamita.
Prima di cena ci siamo fermati per un aperitivo alla Hanoi Train Street, una stretta strada attraversata, più o meno due volte al giorno, dal treno diretto a Sa Pa. Il convoglio passa a pochi centimetri dai tavolini dei locali: pochi istanti prima del suo arrivo, i proprietari ritirano tutto in fretta, lasciando il tempo al treno di sfilare nel cuore della via.
Il Pho, il piatto simbolo della cucina vietnamita: una zuppa di noodle di riso in brodo di manzo, profumata e leggera, che ricorda vagamente il ramen.
Tutti i nostri pernottamenti nella capitale sono stati al Classic Street Hotel Hanoi, che avevo trovato tra gli hotel consigliati nella guida del National Geographic.
Non avendo molti giorni a disposizione in Vietnam, abbiamo cercato di condensare il più possibile le esperienze in questi dieci giorni, senza però allontanarci troppo dalle nostre mete principali.
L’obiettivo di oggi è esplorare quanti più villaggi tradizionali nei dintorni di Hanoi riusciamo a vedere. Per farlo, chiediamo all’hotel di organizzarci un taxi privato per mezza giornata, la soluzione più comoda e flessibile.
La prima tappa è Quang Phu Cau, noto per la produzione degli incensi. Non si tratta di un vero e proprio villaggio, ma di due spot principali dove è possibile osservare — e fotografare — il processo di lavorazione: i bastoncini vengono tinti di rosso, ricoperti di una polvere profumata e poi lasciati ad asciugare all’esterno, creando scenari visivamente molto suggestivi.
Dopo questa prima sosta, il nostro autista ci consiglia una tappa decisamente meno turistica: una casa-laboratorio dove vengono prodotti gran parte dei cappelli di paglia tradizionali vietnamiti, la Làng nón Chuông ✴️ . Qui siamo gli unici visitatori, e l’atmosfera è molto autentica. In questa abitazione vengono realizzati cappelli destinati a tutta la città, alcuni dipinti a mano, altri decorati con foglie di loto essiccate. Vediamo all’opera due sarte, che gentilmente ci lasciano provare i cappelli e scattare qualche foto. Ci raccontano anche di averne realizzato uno per il primo ministro. La casa, con un grande altare di famiglia, lascia intuire una certa prosperità.
Proseguiamo poi verso Van Phuc, il villaggio della seta. Più che un vero villaggio tradizionale, è una sorta di grande mercato, con numerose botteghe che vendono abiti tipici realizzati al 100% in seta, leggera, colorata e di ottima qualità.
Per pranzo ci fermiamo in un ristorante consigliato dal nostro driver, frequentato esclusivamente da locali. Mangiamo riso fritto con maiale — buono ma piuttosto grasso — accompagnato da verdure e una zuppetta di pesce. Anche questo locale è molto semplice e spartano, come da tradizione.
Nel pomeriggio raggiungiamo Bat Trang, il famoso villaggio delle ceramiche. Qui si concentra una produzione enorme: la maggior parte delle ceramiche in vendita ad Hanoi proviene proprio da questo luogo. È possibile osservare le fasi di lavorazione e, volendo, provare a modellare la ceramica in prima persona.
Per cena scopriamo un buonissimo ristorante, dove torneremo nelle nostre prossime tappe ad Hanoi: Met – Restaurant & Vegan. Ci sono diversi locali in città, tutti con un menù molto vario, ingredienti di qualità e prezzi davvero contenuti (in Vietnam una cena completa costa spesso poco più di una decina di euro). Ottimi i noodle; con il tè ci servono anche dei biscottini deliziosi che si sciolgono in bocca, preparati con farina di fagioli mungo, chiamati rong vang minh ngoc.
Questa notte la trascorriamo in treno, lo stesso che il giorno prima avevamo visto passare nella Train Street, diretto a Sa Pa.
Lo abbiamo prenotato in anticipo: la nostra cabina è sorprendentemente bella e pulita.
Viaggiamo con il Vic SaPa Train ✴️, prenotato tramite il sito 12Go. È in stile Orient Express, con cuccette VIP — abbiamo scelto il letto matrimoniale, la sistemazione migliore del treno — e bagno in comune. La ferrovia è un po’ sgangherata (lo specificano chiaramente già al momento dell’acquisto del biglietto), ma l’esperienza è comunque molto piacevole.
Domani arriveremo a Sa Pa, e da qui partiremo per un paio di giorni di trekking alla scoperta di risaie e piccoli villaggi abitati da minoranze etniche, che avremo il piacere di conoscere più da vicino. Vista la camminata in programma, abbiamo deciso di lasciare i nostri zaini grandi in hotel ad Hanoi, dove torneremo a dormire prima di partire per Tam Coc.
È meraviglioso osservare, comodamente sdraiati nel letto, il paesaggio che cambia lentamente fuori dal finestrino, fino alle prime luci dell’alba.
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