✴️ = best choice!
Prima di partire avevamo deciso di concederci un piccolo “lusso” durante questa vacanza: trascorrere una notte su una giunca, l’imbarcazione tradizionale, proprio nella baia. Abbiamo prenotato questa esperienza ✴️ (di due giorni e una notte) direttamente su Get Your Guide. Il pacchetto include anche il pick-up dal nostro hotel a Tam Coc e un trasferimento in bus di lusso della durata di circa tre ore.
Una volta arrivati, prendiamo un primo traghetto che ci accompagna all’interno della baia, dove ci attende la giunca vera e propria. A bordo veniamo subito accolti con un pranzo a buffet molto ricco, dopodiché ci sistemiamo nella nostra cabina: spaziosa, con balconcino privato, una grande vasca e – inutile dirlo – una vista semplicemente meravigliosa.
Nel frattempo la barca accende i motori e inizia a navigare lentamente tra le spettacolari scogliere calcaree, regalando panorami incredibili mentre in lontananza, tra le scogliere della baia, si vedono volteggiare aquile pescatrici e altri rapaci. Nel pomeriggio ci fermiamo in una zona particolarmente tranquilla per un’uscita in kayak, durante la quale pagaiamo tra faraglioni e formazioni rocciose modellate nel tempo da un alternarsi di emersioni ed erosione dell’acqua.
Ogni tanto, qualche piccola imbarcazione a remi scivola accanto alla nostra giunca: sono dei venditori “galleggianti”, che provano a attirare l’attenzione dei turisti mostrando frutti e prodotti locali.
Tra le attività incluse a bordo c’è anche uno spettacolo di cucina, durante il quale ci insegnano a preparare gli involtini primavera, e l’esperienza – curiosa e divertente – della pesca notturna dei calamari, armati solo di una piccola lenza e un po’ di pazienza. Spoiler: l’unica a riuscirci è stata una bimba!
La giunca è piuttosto grande, arredata in stile tradizionale, e il team di bordo è estremamente cortese e attento: un’esperienza che si è rivelata davvero speciale.
La sveglia suona presto. Chi vuole può cominciare la giornata con una sessione di tai chi sul ponte della barca. Mattia si gira dall’altra parte, mentre io salgo solo per godermi l’alba e catturare qualche scatto dei colori che si riflettono sull’acqua. Il Tai Chi? Lo rimandiamo alla prossima volta.
Dopo la colazione ci dirigiamo verso l’isola di Cat Ba, prima in barca e poi in bus. La nostra meta è la Hospital Cave, una grotta nascosta che, durante la guerra del Vietnam, serviva da rifugio e ospedale per i soldati feriti. Camminare tra le stanze scavate nella roccia dà un’idea tangibile della vita in quegli anni e delle difficoltà di chi l’ha vissuta.
Cat Ba merita una menzione speciale. L’isola è sorprendentemente tranquilla e conosciuta come “l’isola delle donne”: mentre gli uomini erano al fronte, qui le donne coltivavano i campi e portavano cibo all’esercito. Oggi è una meta turistica accogliente, con piccoli resort e guesthouse immersi nella natura. Se avessimo avuto qualche giorno in più, l’avremmo esplorata con più calma.
Terminata la visita, torniamo sulla giunca per un ultimo brunch, prima di rientrare al porto di Ha Long. Qui ci attende un minibus che ci riporta a Hanoi.
La giornata si chiude con un tocco di musica al Binh Minh Jazz Club, fondato da un celebre sassofonista locale. Scopriamo un lato inedito di Hanoi: un quartiere elegante e tranquillo, con strade ampie e l’Opera poco distante. È sorprendente come, in pochi chilometri, si passi dal caos dei mercati a un’atmosfera ordinata e quasi europea.
Ultimo giorno, ma non per questo meno intenso.
Lasciamo gli zaini in hotel (li recupereremo questa sera, prima del volo) e prendiamo un Grab per il villaggio della soia Ban Yen Nhan, a circa 30 km da Hanoi. Arrivati, cerchiamo il luogo dove vengono esposte al sole le grandi giare piene di salsa, quelle che avevamo visto in tante foto. La gente del posto, che non parla una parola di inglese, ci manda continuamente da un punto all’altro, senza una vera direzione. Dopo un po’ di tentativi, decidiamo di fare un’ulteriore ricerca online: scopriamo così che il periodo in cui le giare vengono messe a fermentare al sole è la primavera. Ecco perché, alla nostra richiesta, molti ci avevano mostrato solo barattoli con la salsa già pronta!
Cerchiamo allora un Grab per tornare in città, ma non c’è nulla di disponibile nel raggio di chilometri. Nel villaggio siamo gli unici turisti, e gli sguardi di curiosità e stupore dei locali ci seguono ovunque.
Quando ormai pensiamo di aver perso le speranze, vediamo una macchina con la classica targhetta “taxi”. La fermiamo e proviamo a capire se può portarci ad Hanoi e a quale prezzo.
È un autista molto giovane, che non parla una parola di inglese, e chiama più volte qualcuno al telefono per confrontarsi. Alla fine accetta, e saliamo a bordo: ci accorgiamo subito che è piuttosto inesperto. La macchina rischia di spegnersi a ogni semaforo e lui sembra davvero in difficoltà. Tra qualche indicazione di un passante e un po’ di fortuna, riusciamo comunque ad arrivare in città sani e salvi. L’autista ci ringrazia, ci abbraccia e ci chiede una foto ricordo — forse il taxi era del papà, preso in prestito per fare la spesa prima di incrociare noi!
Dal Tempio della Letteratura ci incamminiamo a piedi verso il quartiere storico. La zona è povera, e ci addentriamo in vicoli stretti, pieni di piccole botteghe polverose. Qui assistiamo ad un paio di scene che ci restano impresse: un combattimento organizzato tra galli e la macellazione di un maiale in strada, sotto la luce del sole.
Si fa sera e, dopo un aperitivo insieme a una coppia di ragazzi provenienti dalle nostre zone, anche loro in vacanza qui, arriva il momento di prendere il taxi per l’aeroporto. All’01:20 ci aspetta il volo diretto per Milano Malpensa con Vietnam Airlines, chiudendo così un viaggio intenso e indimenticabile.
Lo sapevi che prima del Vietnam abbiamo trascorso 12 giorni in Giappone?
Se ti sei perso la prima parte del viaggio,
Linda e Mattia
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